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Rivista di suinicoltura - N.12 - 2002
"ASSISTENZA TECNICA E
QUALITA' DEI SUINI"
L'imminente passaggio di pagamento delle carcasse in base al peso morto e alla
qualità, come previsto dal decreto firmato dal Ministro Alemanno lo scorso 11 luglio,
imporrà ai suinicoltori un rigoroso controllo sul livello qualitativo delle proprie
produzioni, anche in rapporto ai parametri previsti dalle prescrizioni produttive per i
prosciutti Dop. Questo significa, ha spiegato Antenore Cervi,
presidente dell'Asser (Organizzazione dei produttori suinicoli dell'Emilia Romagna), nel
corso del seminario organizzato di recente dal Centro ricerche produzioni animali alla
Fiera di Reggio Emilia, che occorre fin da subito rafforzare il sistema di assistenza
tecnica finalizzato al miglioramento della qualità delle produzioni e rivolto agli
allevatori operanti nell'ambito dei circuiti tutelati, rendendolo ancora più utile,
efficace ed efficiente. "Una necessità, quella di migliorare i servizi alle
aziende... -ha chiarito Cervi-, da sempre sentita, che tuttavia è divenuta vera e propria
urgenza alla luce della recente entrata in vigoredel Manuale 3 predisposto da Ipq
(Istituto Parma Qualità) e Ineq (Istituto nord-est qualità), approvato dal ministero
dell'Agricoltura, contenente le sanzioni per imprese, nelle quali, in sede di ispezioni da
parte dei controllori degli istituti di controllo, vengano rilevate situazioni di non
conformità rispetto a quanto prescritto dai disciplinari di produzione dei prosciutti
DOP".
Fin qui, chiarissimo, il punto di vista degli allevatori in merito alla esigenza
indilaizonabile di sostegno tecnico. Ma come si muove, in proposito, il mondo tecnico?
L'incontro di Reggio Emilia ha avuto lo scopo di fornire le prime risposte concrete alla
domanda di servizi da parte del mondo imprenditoriale. Nel corso della giornata, infatti,
sono stati presentati e discussi i risultati dei primi anni di un progetto di assistenza
tecnica finalizzato al miglioramento qualitativo della produzione del suino pesante
condotto da Ara e Asser, con il supporto di Crpa e Dimorfipa dell'Università di Bologna,
nell'ambito delle attività previste dalla legge 28/98 della Regione Emilia Romagna.
Centrale, nella predisposizione del piano complessivo degli interventi, avviato nel 2000 e
tuttora in corso, il ruolo dell'Associazione Regionale Allevatori dell' Emilia Romagna.
Per il diretore dell'Ara Giorgio Burchiellaro, "... con
questa iniziativa, cui hanno aderito tutte le Apa emiliano-romagnole, si è voluto mettere
a disposizione dei suinicoltori uno strumento atto a fornire loro gli elementi per
controllare il livello qualitativo delle proprie produzioni, per migliorare il management
aziendale e per applicare correttamente i disciplinari relativi alle Dop". Il
quest'ottica è stato monitorato fino ad ora un campione di 97 allevamenti, fra
svezzamenti e cicli aperti specializzati nella vendita di lattoni o di suini grassi,
collocati nei territori afferenti alle province di Bologna, Forlì, Modena, Parma,
Piacenza, Ravenna e Reggio Emilia.
Il coordinamento operativo del progetto di assistenza è stato affidato all'Apa di Modena.
Nell'illustrare i contenuti dell'iniziativa, nonchè i risultati e le indicazioni
operative emerse dalle verifiche aziendali ultimate sino ad oggi, la Modenese Laura
Zerbinatti ha spiegato come il monitoraggio sia documentale che gestionale
condotto nelle aziende campione abbia permesso di rilevare le situazioni di non
conformità, di formulare suggerimenti tecnici per sanare le situazioni deficitarie
individuatee di verificare, in sede di accertamento successivo, la propensione al
recepimento dei consigli da parte degli imprenditori.
Sotto il profilo documentale, l'indagine ha messo a fuoco gli aspetti collegati alla
compilazione e all'archiviazione dei certificati, oltre che alla gestione tramite
registri/software dei dati aziendali. Sotto la lente dei tecnici delle Apa coinvolte anche
negli aspetti collegati alle marchiature (operatività, visibilità e permanenza sulle
cosce dei tatuaggi, pulizia e cura di punzoni e compressori) e alla gestione dei suini
ospitati nel settore ingrasso (densità, ventilazione, pulizia, rispetto delle
disposizioni sul benessere animale). Infine la verifica del rispetto del disciplinare di
produzione per la parte che concerne l'alimentazione dei suini: tipo, razionamenti,
analisi sul mangime e materie prima, rispondenza fra composizione teorica e composizione
reale della razione tanto nel magronaggio (capi di peso inferiore o uguale a 80 kg) quanto
in finissaggio (dagli 80 kg al peso di macellazione). L'alimentazione, infatti, resta uno
dei fattori cruciali dell'allevamento del suino pesante sul quale va concentrata
l'attenzione dei produttori in vista della possibilita' di ottentere miglioramenti
qualitativi a livello di carcasse e cosce per prosciutti pregiati. Del resto, i dati
presentati al seminario di Reggio Emilia da Giacinto della Casa,
(Modena), responsabile scientifico del progetto, hanno mostrato una volta in più come la
dieta influisca in maniera determinante sulla qualità del grasso.
I dati raccolti nel corso di 2 anni hanni, ad esempio, evidenziato l'esistenza di una
correlazione stretta fra contenuto in acido linoleico della dieta e quantità del medesimo
acido grasso enl grasso di copertura del prosciutto. Difatti, all'aumentare del
livello alimentare dell'acido grasso sono cresciuti anche i due parametri che meglio si
correlano in negativo, quando sono alti con la qualità del grasso di copertura, ovvero la
sua composizione percentuale in acido linoleico e il suo numero di iodio. "Da questa
indagine, dunque, non è emerso alcunchè di nuovo rispetto alle conoscenze già
acquisite..., ha commentato Della Casa. Tuttavia, essa ha permesso di dimostrare come i
dati della letteratura in materia di rapporto alimentazione/qualità del grasso trovino
piena conferma all'intrerno della realtà produttiva emiliano-romagnola".
Decisamente interessante, infine, un dato è emerso sul rapporto tra quantità di siero
utilizzato nella dieta e contenuto di acido linooelico in rapporto tra la sostanza secca
della razione, che secondo i disiplinari di produzione dei prosciutti Parma e San Daniele,
non deve superare la soglia del 2%. Come ha riferito il ricercatore modenese , negli
allevamenti segiuti, all'aumentare del livelllo di siero si è ridotta la percentuale di
acido linoleico sulla sostanza secca della razione. Il siero, dunque, non contenendo
l'acido grasso (0,0% di presenza) costituisce un ingrediente ideale della dieta dei suini
pesanti quando si voglia tenere sotto controllo l'apporto alimentare dell'acido linoleico
e, a ricaduta, la qualità del grasso di copertura.
D.F.